La Comunità di Ain Arik
Ad Ain Arik, paesino sulle sponde di un wadi, cioè un torrente che in estate è in secca, il campanile suona il mattutino e il minareto risponde.
Il villaggio di Ain Arik è situato a circa 6 km a nord-ovest di Ramallah; consta di 1800 abitanti dei quali meno di un terzo sono cristiani (circa 260 ortodossi e 150 latini), e due terzi musulmani. La convivenza tra le due comunità religiose è pacifica ed improntata a solidarietà, forse anche a motivo della comune sofferenza legata all’occupazione israeliana.
Sul limitare, un convento, dove fin dal 1988, su richiesta dell’allora patriarca Michel Sabbah, vive la comunità della Piccola Famiglia dell’Annunziata, figli spirituali di don Giuseppe Dossetti.
La comunità, attualmente composta da 5 sorelle e due fratelli, di cui un prete, collabora con il parroco latino nei confronti dei cristiani presenti soprattutto in un servizio per la messa domenicale, nella preparazione ai sacramenti, e in un appoggio spirituale ai cristiani (confessioni, colloqui, momenti di preghiera). La messa domenicale, come tutta la preghiera liturgica comunitaria da Mattuttino a Compieta, si svolge in arabo.
Insieme per la pace
La prima domenica del mese abbiamo pensato di dare spazio ad una riflessione o ad una preghiera che le monache e i monaci della Piccola famiglia dell’Annunziata insieme alla comunità cristiana di Ain Arik ci proporranno per condividere con loro la situazione difficile e drammatica della guerra e del lungo e faticoso percorso che ci aspetta nel ricostruire quei rapporti che superano la paura e l’odio che la violenza genera.
È un piccolo di gesto per dire a noi e a loro che non siamo soli, ma che camminiamo insieme nel costruire la pace.
Qui riportiamo ogni mese ciò che la comunità di Ain Arik ci propone.
5 aprile 2025
Da Ain Arik ci invitano a condividere questo messaggio che arriva da un gruppo ecumenico che si è formato a Gerusalemme.
«Una voce da Gerusalemme per la giustizia»
Diffuso il 1° aprile scorso, questo documento reca il sottotitolo:
«Testimonianza ecumenica per l’uguaglianza e per una pace giusta in Palestina/Israele».
Una guerra in Cisgiordania
«Dal profondo a te grido, o Signore» (Salmo 130,1).
Viviamo in un tempo di profonda crisi. Vi scriviamo oggi perché crediamo che è in tempi come questi che la nostra fede è destinata a risplendere.
Mentre il conflitto a Gaza continua, Israele ha lanciato una guerra in Cisgiordania, nascosta agli occhi del mondo. L’esercito israeliano sta portando avanti il più grande sfollamento di palestinesi dalle proprie case in Cisgiordania dal 1967. Secondo le Nazioni Unite, oltre 40.000 palestinesi hanno già perso la loro casa, e oggi come oggi vivono senza un tetto, senza servizi essenziali e senza cure mediche.
Non passare oltre
In questo contesto, ricordiamo la parabola che Gesù ci ha raccontato. Una parabola che si svolge proprio in queste terre. Un uomo ferito giaceva sul ciglio della strada. Gesù descrive coloro che gli passano accanto senza fermarsi. Il reverendo Martin Luther King suggerì che passassero oltre per paura: cosa mi succederà se mi fermo? E scrisse che invece il buon samaritano si pose la domanda: cosa gli succederà se passo oltre? Solo il buon samaritano agì per salvare la vita dell’uomo ferito. Ricordando questa parabola, vogliamo ora rivolgerci a tre gruppi di persone.
Ai nostri fratelli e sorelle a Gaza, Gaza City, Khan Younis e Rafah, e della Cisgiordania, a Nablus, Jenin e Tulkarm. Ci rifiutiamo di passare, semplicemente, oltre. Non solo non vi dimentichiamo, ma ci impegniamo a essere solidali con voi. Vi portiamo nelle nostre preghiere. Piangiamo con voi. Cerchiamo di far sentire il vostro grido in un mondo che ha bisogno di essere scosso mentre si compiace di se stesso.
Temiamo un’annessione imminente
A coloro che in tutto il mondo vedono le nostre ferite ma non levano la loro voce. Riconosciamo la vostra paura e sappiamo che la posta in gioco nel levare la voce ora è alta. Forse sperate ancora, nel vostro silenzio, che qualcun altro lungo la strada si fermi ad aiutare. Ormai dovrebbe essere chiaro che nessuno si fermerà. Di recente, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che tra poche settimane farà annunci vitali per il futuro della nostra terra. Temiamo che l’annessione da parte di Israele dei territori palestinesi sia imminente. L’uso crescente dei termini di «Giudea e Samaria» per riferirsi alla Cisgiordania occupata, sfruttando la terminologia biblica per confondere le attuali realtà politiche, manifesta l’intenzione di cancellare dalla carta geografica la Palestina e i palestinesi, pretendendo che non esistiamo. Ora è il momento di affermare con forza che i palestinesi hanno diritto a vivere nella loro terra, e di unirsi a tutti quelli che nel mondo chiedono uguaglianza, giustizia e pace per i palestinesi come per gli israeliani.
Espellere i palestinesi è un sacrilegio
Infine, agli ebrei e ai cristiani che sono stati indotti a credere che Dio voglia che Israele annetta la nostra patria. Vogliamo dire chiaramente che siete stati fuorviati. Tutti, palestinesi e israeliani, sono creati a immagine e somiglianza di Dio. Sono tutti uguali in dignità e diritti. Inoltre, il nostro Dio è un Dio d’amore che aborre la violenza e ama tutti i figli di Dio. I palestinesi sono il vostro «prossimo». Il comandamento inviolabile della parola di Dio che condividiamo è questo: «Ama il tuo prossimo come te stesso» (Levitico 19,18, Matteo 22,39, Marco 12,31, Luca 10,27, Romani 13,9). Espellere i palestinesi dalla loro patria non è solo un atto di violenza, è un sacrilegio.
Le tenebre non vincono la luce
In prossimità della Pasqua, affermiamo ancora una volta che la luce splende nelle tenebre e le tenebre non la vincono. «In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta» (Giovanni 1,4-5)
Una voce di Gerusalemme per la giustizia
I membri includono:
Sua Beatitudine il Patriarca latino di Gerusalemme Michel Sabbah (emerito)
Sua Grazia Vescovo luterano di Terra Santa Munib Younan (emerito)
– Sig. Yusef Daher
– Sig.ra Sawsan Bitar
– Sig. John Munayer
– Sig. Samuel Munayer
– Reverendo David Neuhaus SJ
– Reverendo Frans Bouwen MAfr
– Reverendo Alessandro Barchi
2 marzo 2025
Questa domenica condividiamo questa preghiera con la comunità cristiana del villaggio di Ain-Arik, in Palestina. Prima dello scambio della pace, durante le messa, noi in italiano e loro in arabo, rivolgiamo insieme questa invocazione:
PREGHIERA PER LA PACE
Insegnaci, Signore, a disarmare i nostri cuori,
moltiplicando i gesti di non aggressione
e di rispetto della dignità di tutti.
Insegnaci, Signore, ogni giorno
a disattivare i semi e le ragioni della violenza,
dentro e fuori di noi.
Ricordaci che la pace è un mestiere paziente
e spesso nascosto,
ma che da essa dipende il futuro del mondo.
Guidaci sul sentiero di Isaia:
sentiero di unità per la famiglia di Abramo,
sentiero di pace per Gerusalemme
e per il mondo intero.
Mostraci come stare incondizionatamente
accanto alle vittime, nell’aiuto ai perseguitati,
nel servizio umano
a chi vive il dramma della guerra
o lotta impotente
con sofferenze superiori alle sue forze.
Aiutaci ad aprire con zelo profetico
le porte del nostro cuore,
lo spazio della nostra famiglia,
la condivisione delle parole e dei beni.
Disarmaci, Signore,
da questo sentimento di impotenza
che ci blocca,
perché tutti possiamo fare qualcosa,
a cominciare dalla preghiera.
2 febbraio 2025
Dopo mesi di conflitto, una tregua, seppur fragile, finalmente avvolge Gaza da domenica scorsa. L’emozione è grande nel vedere le immagini degli sfollati tornare nei luoghi delle loro case, la scarcerazione dei prigionieri, la liberazione degli ostaggi israeliani… ma la violenza e le ingiustizie che si stanno intensificando nei territori occupati mostrano ancora una volta quanto sia sempre più grande e profonda la ferita che lacera questa regione. Le parole di Geremia che stiamo meditando in comunità, spesso difficili, sembrano descrivere la situazione attuale:
«Non v’è forse balsamo in Gàlaad? Non c’è più nessun medico? Perché non si cicatrizza la ferita della figlia del mio popolo?
Chi farà del mio capo una fonte di acqua, dei miei occhi una sorgente di lacrime,
perché pianga giorno e notte gli uccisi della figlia del mio popolo?» (Ger 8,22-23).
Al pianto profetico di Geremia sembrano far eco le suppliche quotidiane del patriarca emerito Michel Sabbah, che, unito nel dolore dei suoi figli, manifesta una fede incrollabile:
«Sforzatevi, fatevi coraggio, voi tutti che sperate nel Signore» (Sal 30,25).
Signore, abbi pietà. Sì, Signore, dobbiamo prendere coraggio, essere forti.
La vita normale sta gradualmente tornando a Gaza, ma la morte resta vicina. In Cisgiordania la situazione peggiora. Signore, la nostra speranza è in te. È impossibile convivere con la nostra situazione. Ma in te speriamo. Ci rafforzi, ci sostieni nelle nostre prove. Crediamo e speriamo. Ci ridarai la vita. Signore, abbi pietà.
«Abbi pietà di me, Signore, sono nell’angoscia. Il dolore mi consuma gli occhi,
la gola e le viscere» (Sal 30,10).
Signore, abbi pietà. Signore, la nostra angoscia aumenta, salvaci. I dolori ci consumano, nessuno può salvarci se non te. Signore, gli uomini pensano sempre di sterminarci o di trasferirci all’estero. Il nuovo presidente degli Usa ha chiesto all’Egitto e alla Giordania di accoglierci. Signore, vogliamo solo restare nelle nostre case. Signore, Creatore e Padre, vieni in nostro aiuto e abbi pietà di noi. Liberaci dalla malvagità degli uomini.
«Io confido in te, Signore, dico: Tu sei il mio Dio! I miei giorni sono nelle tue mani: liberami dalle mani dei miei nemici e dei miei persecutori» (Sal 30,15-16).
Signore, abbi pietà. Signore, le cose peggiorano ogni giorno in Cisgiordania. Morti, feriti, prigionieri, case demolite, tutti i Territori chiusi, non possiamo muoverci. Siamo sotto assedio. La pace sembra essere molto lontana. Tu sei Dio, sei nostro Padre. I nostri “giorni sono nelle tue mani: liberami da mani ostili. Liberaci dal male, Signore, ascoltaci, abbi pietà di noi”.
Non cessiamo o Signore di chiederti con fede e speranza il dono della pace, quella che Tu solo puoi donare: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi. Non sia turbato il vostro cuore e non abbia timore» (Giovanni 14,27-31).
Donaci o Signore di essere operatori di pace come tu stesso ci hai insegnato: «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9).
sorella Scolastica
Da pochi giorni, con la fragile tregua di Gaza, la situazione è peggiorata per i territori della Cisgiordania. Per comprendere meglio la situazione vi invitiamo a leggere questo articolo:
5 gennaio 2025
Mi chiamo Sina Shaheen, della parrocchia latina di Nostra Signora dell’Annunciazione di Ain Arik, sono membro del consiglio del villaggio di Ain Arik e del consiglio parrocchiale.
Soffriamo in Palestina in generale e a Gaza in particolare a causa del flagello della guerra e della brutale aggressione contro il nostro popolo, dove le condizioni economiche, psicologiche e sanitarie sono molto difficili.
Il nostro popolo a Gaza vive nel freddo, nella fame, nelle malattie e nel genocidio. Non c’è cibo, né medicine, né riparo né sicurezza sotto i bombardamenti e la distruzione.
Chiediamo l’aiuto del mondo e lavorare insieme per fermare immediatamente la guerra e portare soccorsi e aiuti umanitari alla nostra gente a Gaza. Anche noi in Cisgiordania soffriamo di condizioni economiche e psicologiche molto difficili e, come madre di due giovani, ho costantemente paura per loro, perché non c’è sicurezza né stabilità.
Chiediamo a Dio Onnipotente di portare la pace nel nostro paese e nel mondo intero, e lo preghiamo affinché ispiri pazienza nel nostro popolo e affinché i governanti rinsaviscano e operino per la giustizia e la pace.
Donaci, Signore, la forza di avere fede, speranza e amore. Solo pochi giorni fa abbiamo celebrato la nascita del Salvatore Gesù Cristo. Ti chiediamo, Signore, di liberarci dalla guerra e dal male e di portare la pace nei nostri cuori e nel nostro Paese, affinché i nostri figli possano vivere come il resto dei ragazzi del mondo.
Rivolgiamo questo messaggio dal cuore della Terra Santa,
dal luogo della nascita del principe dell’amore e della pace,
nella speranza che possa raggiungervi
e toccare le vostre menti e i vostri sentimenti.
Tu sei il vivente e l’onnipotente che può ogni cosa. Amen
una delle mamme della parrocchia
Auguri di buon anno a tutti voi, chiediamo che possa essere un anno diverso, migliore, di pace. Un abbraccio.
Vogliamo anche ringraziarvi, a nome di tutti i fedeli della parrocchia, per le vostre preghiere e per i vostri messaggi.
25 dicembre 2024
Ricordiamoci gli uni gli altri nelle preghiere. Per noi è già di grande sostegno sapere che ci ricordate. Buon Natale a tutta la parrocchia da tutti noi e da questa terra, che nel pensiero del Signore, come impariamo dal profeta Isaia, deve essere un luogo di pace e di incontro dei popoli (is 2,1-5). Un abbraccio.
Buon natale a tutti voi.
1 dicembre 2024
Carissimi sorelle e fratelli delle parrocchie di san Lorenzo e di san Quirico a Firenze e di san Romolo a Bivigliano, e carissimi don Marco Cioni e don Luca Mazzinghi, abbiamo accolto con gioia l’invito a partecipare alla vostra preghiera per la pace. La prima parola che vi rivolgiamo in questo incontro è: grazie di cuore. È per noi, sorelle e fratelli della Piccola Famiglia dell’Annunziata di don Dossetti che risiede in Ain Arik, ma anche per tutti i cristiani di questa parrocchia palestinese che ci ha accolti da tanti anni, un grande conforto sapere che pregate per noi, per questi popoli, per la pace. Crediamo e speriamo che questo rafforzerà quel vincolo di carità, fede e speranza che abbiamo in comune. Anche noi saremo impegnati a pregare per voi.
Avremo il modo col tempo di conoscerci.
Parteciperemo ai vostri incontri presentandovi un pensiero, una intenzione che riguarda questa terra, questi popoli. Ogni volta, sarà uno di noi a farlo, nei modi e con le parole che ognuno crede. Vorremmo anche lasciare che a parlare possano essere il parroco e i fedeli della parrocchia.
Per questo primo momento di preghiera abbiamo pensato innanzitutto perciò che dobbiamo ringraziare il Signore per questa iniziativa. Sarà una lode a lui gradita.
In secondo luogo l’intenzione di preghiera per questo incontro, è che le armi finalmente tacciano. Le armi che provocano morte, alimentano l’odio e uccidono la speranza. Senza di questo non può iniziare nessun cammino verso una difficilissima, ma crediamo possibile, convivenza dei due popoli che abitano questa terra. I numeri dicono che non c’è altra possibilità che la convivenza. Sono più di sette milioni gli ebrei e sono altrettanto i palestinesi. Ogni pensiero di nazionalismo esclusivo, e oggi sono tante le voci che si levano in questo senso, si scontra con questo dato. È un dato che perciò deve essere ascoltato e che deve portare non a pensieri che prevedano l’eliminazione dell’altro, ma a cercare il bene dell’altro, comprendere che l’altro è una possibilità per crescere. Ma questo cammino può iniziare solo con il silenzio delle armi, a cui dovranno seguire altri passi ispirati sempre dalla ricerca della convivenza. Un cammino davvero difficile, ma che non ha alternativa.
A questa intenzione ne aggiungiamo una più particolare, pregate per i nostri giovani. Negli incontri che facciamo con loro sentiamo che la speranza di un futuro è quasi sparita. Il fatto che siano i giovani a provare segni di mancanza di speranza è il segno di due società ormai esauste.
Davvero ancora grazie di cuore.
Per questa volta, Sandro.
In questa sezione lasciamo uno spazio per condividere un proprio pensiero.
I nostri commenti:
Vicini a voi con la preghiera, chiediamo allo Spirito Santo che entri nel cuore di chi vorrebbe alimentare questa insana guerra.
Che Dio vi benedica e vi protegga.
Pregheremo davanti al Santissimo per tutta la vostra comunità
Col cuore pieno di speranza e amore per voi, popoli afflitti dalla guerra, prego il Signore che vi protegga e con l’intercessione della Vergine Maria Vi salvi da ogni male.
Questo nuovo anno sia pieno di pace
Che il Signore vi dia forza nello Spirito, coraggio, pace nel cuore e nella vostra terra. Vi sono vicina.
Carlotta
Il Natale è per sempre, non solo un giorno. A Natale si accende una nuova luce piena di speranza, che vi auguriamo possa ridare luce piano piano ai vostri passi.
Buon Natale
La nostra preghiera va a chi, come voi, in questi giorni di festa, da’ aiuto e conforto con altruismo, amore e fede.
Le nostre pance piene, le vite comode, non sono in grado di capire quello che state facendo. Gesù vi ricompensi col centuplo, come ha promesso, Buon Natale
La vita vi ha messo a dura prova, ma la Provvidenza non vi abbandonerà mai. La pace presto, spero, tornerà a rasserenare le vostre anime e la gioia della vostra e nostra fede vi consolerà per quanto patito.
Amen.
Auguriamo a tutti tanta speranza ed una pronta fine a questa guerra. Fatevi forza in questo momento difficile. Non vi abbiamo dimenticato.
Cari fratelli in questo Santo Natale siete nei nostri cuori e nella nostra preghiera e spero che nonostante la grave situazione che state vivendo siate riusciti a passare un sereno Natale, con affetto Laura
Carissimi fratelli e sorelle vi siamo vicini con il pensiero, non smettete di aver fiducia nel Signore, la pace arriverà. Cerchiamo di aiutarvi con la nostra preghiera. Un sincero augurio a tutti voi di pace.
Vi auguro un buon Natale e vi abbraccio dal più profondo del cuore.
È nel buio che la Luce si rende più evidente. La forza, la speranza, il sostegno ed il rifiuto dell’odio ci accomunino sempre e a tutti voi il mio augurio in questo giorno di Natale
Un grande abbraccio ed un augurio di pace e di speranza a voi tutti che in questi momenti siete molto più sfortunati di noi ma mai soli.
vi siamo vicini con il cuore