Di fronte al silenzio e alla indifferenza, alcune parrocchie della nostra diocesi hanno proposto l’impegno di pregare per la pace nel corso della liturgia eucaristica, in una domenica di ogni mese (preferibilmente: nella prima), in particolare perché lo Spirito illumini le menti e scaldi i cuori nostri e di chi altro ama la Pace per indicarci la strada e imporre un immediato cessate il fuoco ed un avvio di trattative in ogni dove le armi distruggono vite umane e città. Anche la nostra parrocchia ha aderito a questa iniziativa e domenica prossima condivideremo un piccolo segno durante le messe.

Qui riporteremo le varie iniziative

Vescovo a Barbiana

Mercoledì 26 giugno, il nuovo Arcivescovo di Firenze, Monsignor Gherardo Gambelli, è stato a Barbiana, per celebrare la Messa nel giorno della morte di don Lorenzo Milani, avvenuta in questo stesso giorno di 57 anni fa nella casa in via Masaccio, dove abitava la sua Mamma.
La funzione è stata preceduta da una visita speciale alla chiesa e alla canonica: quella dei Cappellani delle carceri italiane.
La presenza dell’Arcivescovo alla giornata è stata quindi doppiamente significativa: sia per la scelta di stare a fianco dei Cappellani delle carceri (lui stesso è stato Cappellano a Sollicciano fino alla sua nomina), sia per la scelta di rendere omaggio con la sua presenza a Barbiana alla figura di don Lorenzo Milani.
Trascriviamo un brano della sua omelia di stamani in cui, con forza, il Vescovo riprende il tema della improponibilità della guerra con un forte richiamo ai testi a cui “noi popolo di Israele” dobbiamo ritrovare la forza per tornare ad essere fedeli:

Il capitolo 20 del Deuteronomio è un testo di una sorprendente attualità perché parlando dell’eventualità di entrare in guerra, introduce tutta una serie di condizioni da assolvere precedentemente che rendono praticamente quasi impossibile farlo …
Mi sembra che l’articolo 11 della nostra Costituzione italiana faccia eco a questo capitolo 20 del Deuteronomio:
“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
Chissà?
Forse anche noi, come il popolo d’Israele, abbiamo perso questo testo?
Ci sarà qualcuno capace di ritrovarlo, di suscitare in noi questo sentimento di ripudio della guerra e del male?
Ognuno si chieda: “E se cominciassi a farlo io, oggi, proprio là dove vivo?

Domenica 7 luglio

Durante le messe della domenica ricorderemo in un preghiera di perdono tutte le situazioni di conflitto nel mondo.
Distribuiremo e faremo insieme la seguente preghiera:

Insegnaci, Signore, a disarmare i nostri cuori,
moltiplicando i gesti di non aggressione
e di rispetto della dignità di tutti.
Insegnaci, Signore, ogni giorno
a disattivare i semi e le ragioni della violenza,
dentro e fuori di noi.

Ricordaci che la pace
è un mestiere paziente e spesso nascosto,
ma che da essa dipende il futuro del mondo.
Mostraci come stare incondizionatamente
accanto alle vittime, nell’aiuto ai perseguitati,
alle frontiere dove arrivano i rifugiati
(che, se apriamo gli occhi,
capiremo che è proprio accanto a noi),
nel servizio umano a chi vive il dramma della guerra
o lotta impotente con sofferenze superiori alle sue forze.

Aiutaci a passare dall’informazione all’azione;
a superare la passività della paura
con l’audacia dell’impegno generoso;
ad aprire con zelo profetico le porte del nostro cuore,
lo spazio della nostra famiglia,
la condivisione delle parole e dei beni.
Disarmaci, Signore,
da questo sentimento di impotenza che ci blocca,
perché tutti possiamo fare qualcosa,
a cominciare dalla preghiera.

José Tolentino Mendonça