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27ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO A
Canto
GRANDI COSE
Rit. Grandi cose ha fatto
il Signore per noi,
ha fatto germogliare
fiori tra le rocce.
Grandi cose ha fatto
il Signore per noi,
ci ha riportati liberi
alla nostra terra.
Ed ora possiamo cantare,
possiamo gridare
l’amore che Dio ha versato su noi.
Tu che sai strappare dalla morte,
hai sollevato il nostro viso dalla polvere.
Tu che hai sentito il nostro pianto,
nel nostro cuore hai messo un seme di felicità.
Rit. Grandi cose…
Atto penitenziale
Se non siamo stati cristiani di gioia, capaci di accogliere e condividere, per noi e per la chiesa:
Signore, accoglici nella tua misericordia!
Se non abbiamo portato frutti di perdono, di pace e di speranza, per noi e per la chiesa:
Cristo, accoglici nella tua misericordia!
Se non abbiamo costruito la nostra vita su Cristo, se non abbiamo fatto le nostre scelte contando su ciò che è umile e debole, per noi e per la chiesa:
Signore, accoglici nella tua misericordia!.
Gloria Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini
amati dal Signore.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo,
ti adoriamo, ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie
per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo,
Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio,
Figlio del Padre,
tu che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo,
accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo,
tu solo il Signore,
tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo,
con lo Spirito Santo,
nella gloria di Dio Padre. Amen.
Colletta
Padre giusto e misericordioso, che non abbandoni mai la tua Chiesa, vigna che la tua destra ha piantato, custodisci e proteggi ogni suo tralcio, perché, innestato in Cristo, vite vera, porti frutti buoni nel tempo e nell’eternità. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura Is 5,1-7
Dal libro del profeta Isaia
Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.
Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.
E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.
Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?
Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.
La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.
Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Salmo responsoriale dal Salmo 79 (80)
Rit. La vigna del Signore è la casa d’Israele.
Hai sradicato una vite dall’Egitto,
hai scacciato le genti e l’hai trapiantata.
Ha esteso i suoi tralci fino al mare,
arrivavano al fiume i suoi germogli.
Rit.
Perché hai aperto brecce nella sua cinta
e ne fa vendemmia ogni passante?
La devasta il cinghiale del bosco
e vi pascolano le bestie della campagna.
Rit.
Dio degli eserciti, ritorna!
Guarda dal cielo e vedi
e visita questa vigna,
proteggi quello che la tua destra ha piantato,
il figlio dell’uomo che per te hai reso forte.
Rit.
Da te mai più ci allontaneremo,
facci rivivere e noi invocheremo il tuo nome.
Signore, Dio degli eserciti, fa’ che ritorniamo,
fa’ splendere il tuo volto e noi saremo salvi.
Rit. La vigna del Signore è la casa d’Israele.
Seconda Lettura Fil 4,6-9
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi
Fratelli, non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti.
E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.
In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri.
Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.
Canto al vangelo Cf. Gv 15,16
Alleluia, alleluia.
Io ho scelto voi, dice il Signore, perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga.
Alleluia, alleluia.
OGNI MIA PAROLA
Come la pioggia e la neve
scendono giù dal cielo
e non vi ritornano senza irrigare
e far germogliare la terra,
così ogni mia parola non ritornerà a me
senza operare quanto desidero,
senza aver compiuto ciò per cui l’avevo mandata.
Ogni mia parola, ogni mia parola.
(seguita a cori alterni)
VANGELO Mt 21,33-43
Dal Vangelo secondo Matteo
Gloria a te, o Signore.
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Parola del Signore. Lode a te o Cristo.
La professione di fede
Io credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra; e in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, il quale fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine, patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte; salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente; di là verrà a giudicare i vivi e i morti. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna. Amen.

La pietra
che i costruttori
hanno scartato
è diventata
la pietra d’angolo
La nostra preghiera di oggi
Prete: Padre, Gesù è la pietra scartata dai costruttori ma divenuta testata d’angolo. Noi vogliamo stringerci a lui perché ci edifichi come pietre vive e sappiamo spendere la vita per i nostri fratelli.
Ascolta la nostra preghiera!
- Padre, Gesù è il tuo Figlio unigenito e amato, fa che, affidandoci a lui, la Chiesa sia sempre più espressione viva del suo vangelo,
– esempio del tuo amore nei confronti di tutti i fratelli, specialmente dei più indifesi, degli emarginati e degli esclusi. - Padre, Gesù è la pietra scartata dai costruttori ma divenuta testata d’angolo:
– fa’ che, stringendoci a lui, ci lasciamo edificare come tempio spirituale. - Padre, Gesù è il Figlio dell’uomo rigettato e ucciso ingiustamente:
– fa’ che, confessandolo Signore, lo seguiamo anche nell’ora della passione. - Padre, Gesù ha offerto la sua vita nella libertà e per amore nostro:
– fa’ che, seguendo le sue tracce, anche noi sappiamo spendere la vita per i nostri fratelli. - Da questa domenica don Simone è presente nelle nostre parrocchie come collaboratore:
– donaci la gioia di camminare insieme e di metterci al servizio gli uni degli altri, secondo il dono e la vocazione che affidi a ciascuno di noi. - Padre, accogli ( ….. e) tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli defunti
– rinnova in noi la speranza di ritrovarci tutti nella tua pace e nella vita senza fine.
Intenzioni personali silenziose.
Il prete conclude accompagnato da tutti:
Ti rendiamo grazie o Dio, Padre nostro. Fa’ che, accogliendo Gesù, possiamo essere testimoni del suo amore nella nostra vita quotidiana, capaci di fare fruttificare in ciascuno di noi i doni che ci hai dati. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Canto all’offertorio
SERVO PER AMORE
Una notte di sudore
sulla barca in mezzo al mare
e mentre il cielo s’imbianca già
tu guardi le tue reti vuote.
Ma la voce che ti chiama
un altro mare ti mostrerà
e sulle rive di ogni cuore
le tue reti getterai.
Rit. Offri la vita tua
come Maria ai piedi della croce
e sarai
servo di ogni uomo,
servo per amore,
sacerdote dell’umanità.
Avanzavi nel silenzio
fra le lacrime speravi
che il seme sparso davanti a te
cadesse sulla buona terra.
Ora il cuore tuo è in festa
perché il grano biondeggia ormai,
è maturato sotto il sole,
puoi riporlo nei granai.
Rit.
Accogli, o Signore, il sacrificio
che tu stesso ci hai comandato di offrirti
e per questi misteri che celebriamo con il nostro servizio sacerdotale
porta a compimento la tua opera di santificazione.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Prefazio
Riuniti nell’assemblea
del giorno del Signore,
ti rendiamo grazie
per i tanti segni del tuo amore
che manifesti nel tuo Figlio Gesù.
Tu ci affidi la tua vigna
perché la custodiamo con amore
e ne facciamo dono a tutti.
Quando la logica del possesso e del potere
che conduce alla violenza e alla morte
prende il posto del servizio,
tu non abbandoni la tua vigna,
ma continui a chiamarci alla conversione.
In Cristo, tuo Figlio,
la pietra scartata dai costruttori,
hai posto il fondamento
di una comunità nuova,
dove nessuno è scarto
e ogni vita è accolta e custodita.
Pieni di meraviglia
per la tua grande misericordia,
che sempre offri a tutti i tuoi figli,
ci uniamo all’assemblea celeste
per cantare insieme la tua lode:
Santo
Santo, Santo, Santo,
Il Signore Dio dell’universo.
I cieli e la terra
sono pieni della tua gloria.
Osanna, osanna, osanna,
nell’alto dei cieli.
Benedetto colui che viene
nel nome del Signore.
Osanna, osanna, osanna,
nell’alto dei cieli.
Scambio della pace
Antifona alla comunione
Prima di ricevere il Pane Eucaristico, facciamo memoria del Pane della Parola. Diciamo insieme:
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo. (Cf. Mt 21,42)
Comunione
DOVE DUE O TRE
Dove due o tre sono uniti nel mio nome
Io sarò con loro, pregherò con loro, amerò con loro
Perché il mondo creda a Te, o Padre
Conoscere il tuo amore, avere vita con Te
Voi che ora siete miei discepoli nel mondo
Siate testimoni di un amore immenso
Date prova di quella speranza che c’è in voi, coraggio!
Vi guiderò per sempre, io rimango con voi
Ogni beatitudine vi attende nel mio nome
Se sarete uniti, se sarete pace
Se sarete uniti perché voi vedrete Dio che è pace
In Lui la nostra vita gioia piena sarà
Spirito che animi la Chiesa e la rinnovi
Donale fortezza, fa che sia fedele
Come Cristo che muore e risorge perché
Il Regno del Padre si compia in mezzo a voi, abbiate fede in Lui
Dopo la comunione
Concedi a noi, Padre onnipotente,
che, inebriati e nutriti da questi sacramenti,
veniamo trasformati in Cristo
che abbiamo ricevuto come cibo e bevanda di vita.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.
Canto finale
SANTA MARIA DEL CAMMINO
Mentre trascorre la vita solo tu non sei mai:
Santa Maria del cammino sempre sarà con te.
Rit. Vieni, o Madre, in mezzo a noi,
vieni, Maria, quaggiù:
cammineremo insieme a Te,
verso la libertà.
Quando qualcuno ti dice: “Nulla mai cambierà”,
lotta per un mondo nuovo, lotta per la verità.
Rit.
Lungo la strada la gente chiusa in sé stessa va;
offri per primo la mano a chi è vicino a te.
Rit.
Quando ti senti ormai stanco e sembra inutile andar,
tu vai tracciando un cammino: un altro ti seguirà.
Rit.
Per la preghiera a casa
Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia: Siamo tutti chiamati a portare frutti (Giovanni 15).
Letture di domenica prossima, XXVIII del tempo ordinario A
Isaia 25,6-10; Salmo 23; Lettera ai Filippesi 4,12-20; Matteo 22,1-14.
In Gesù non vi sono scarti, ma solo vite da salvare
La parabola del vangelo di questa domenica ci lascia ancora all’interno del capitolo 21 di Matteo, già ascoltato domenica scorsa; un altro passo nel quale Gesù discute con le autorità religiose di Israele. La parabola è ambientata sullo sfondo di una vigna della quale i vignaioli, particolarmente malvagi, intendono impossessarsi, sino a voler uccidere il figlio del padrone. Si tratta, con ogni evidenza, di un racconto allegorico e non è difficile scorgere nel figlio del padrone l’immagine di Gesù crocifisso.
Per comprendere meglio la parabola, la liturgia di questa domenica ci offre una chiave di lettura interessante. La prima lettura contiene un bellissimo testo poetico del profeta Isaia, un canto d’amore di «un diletto» per la sua vigna. Nelle parole del profeta, la vigna è metafora del popolo di Israele e il proprietario della vigna, che la cura con molto amore,
«il mio diletto», è immagine di Dio stesso. Mentre tuttavia il vignaiolo si attendeva un buon raccolto, la vigna ha prodotto soltanto uva selvatica, immangiabile. In altre parole: il Signore si è preso cura del suo popolo, ma il popolo ha risposto con l’ingiustizia e persino con il delitto, con «spargimento di sangue e grida di oppressi». Il canto della vigna è il grido d’amore di un innamorato deluso dalla sua amata! Parafrasando il testo di Isaia, è come se il Signore dicesse: «Desideravo diritto, ed ecco delitto!». Il suo stesso popolo lo ha tradito.
Nella parabola narrata, da Gesù il comportamento dei vignaioli è dunque chiaro; il comportamento di quella parte del popolo di Israele che, rifiuta di accogliere l’agire di Dio e risponde con la violenza, il desiderio di dominio e di sopraffazione, il desiderio di avere e di possedere, spinto sino all’uccisione dell’altro e alla fine di Gesù stesso. È evidente che nel «figlio» del padrone vi è l’immagine di Gesù crocifisso «fuori dalla vigna»., Mentre Dio continua a mandare all’umanità i suoi inviati, i profeti e gli apostoli, la logica del mondo è ben diversa: è quella del desiderio di avere e di potere che non risparmia niente e nessuno. In questi tempi lo si vede in guerre che non conoscono una fine e che ogni giorno spingono a nuove e più folli spese per le armi; lo si è visto negli scandali che minano il cuore stesso della chiesa, scandali legati non di rado a denaro e a potere; lo si vede ogni giorno nel comportamento di tante persone che inseguono a volte anche in modo del tutto irrazionale il loro meschino e personale interesse.
Gesù chiede agli interlocutori che cosa dovrebbe fare il padrone della vigna. La risposta è dura e per certi aspetti scontata: dovrebbe ucciderli tutti e dare la vigna ad altri. Dietro questa affermazione c’è anche una punta di antigiudaismo; come dire che il popolo di Israele non si è rivelato degno dei doni di Dio, il quale passerà la sua vigna – ovvero il suo Regno – ad altri. In questa direzione va anche la conclusione della parabola che riflette le polemiche vive al tempo in cui Matteo scriveva, tra la nascente comunità cristiana e il mondo giudaico. Occorre stare attenti a non spingere troppo il testo del vangelo in questa direzione, sino a renderlo una proclamazione di sapore antisemita, un atteggiamento non raro tra noi cristiani.
La frase finale del vangelo («Vi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produrrà i frutti») non va intesa come se Gesù dicesse che il regno di Dio verrà tolto al popolo di Israele per darlo alla chiesa. Un’affermazione simile ci fa comprendere quali esiti tragici di antisemitismo abbia potuto suscitare nelle chiese cristiane che purtroppo hanno inteso così questi brani del vangelo, per troppi secoli. Ma il Signore non rinnega la sua vigna che è Israele, nono-stante i tradimenti e non smette di amare il suo popolo (si ricordi ancora la prima lettura). Il Signore cambia piuttosto i vignaioli, è cioè in grado di affidare il suo popolo – sia esso Israele che la chiesa – a persone in grado di produrre i frutti desiderati. L’ammonimento vale dunque per tutti: se i credenti ai quali Dio ha affidato il suo Regno, il suo progetto di salvezza, la sua comunità, lo tradiscono con la loro malvagità, Dio è in grado di far nascere un popolo nuovo. Il far parte della chiesa, dal punto di vista di noi cristiani, non è così garanzia automatica di salvezza.
Negli ultimi anni, l’immagine di una chiesa «sinodale» proposta da papa Francesco ha fatto molto discutere e non di rado ha creato malumori tra tanti cattolici convinti che l’autorità risiede solo nelle mani della gerarchia. La parabola dei vignaioli omicidi ci ricorda invece che l’autorità, nella chiesa, risiede piuttosto nelle mani di Dio. Anche di fronte ai nostri tradimenti, egli è capace di darci sempre qualche sorpresa positiva. La chiesa del futuro sarà quella che il Signore vorrà costruire.
Gesù cita in questo contesto un versetto tratto dal Sal 118, relativo all’azione di Dio che è in grado di raccogliere la pietra che i costruttori hanno scartato e di trasformarla in pietra d’angolo, ovvero nella pietra che regge l’intera costruzione. Quella pietra, nell’ottica del vangelo, è Gesù stesso: l’agire degli uomini tende a impossessarsi dei beni altrui, a considerare gli altri come scarti da eliminare e tenere lontani dai nostri confini, dalle nostre vite. Pensiamo, nei nostri giorni, al caso dei migranti, degli anziani, dei bambini non voluti e non nati, dei disabili o dei diversi; esseri umani che per molti sono soltanto persone da scartare, addirittura da uccidere, per Dio esse divengono piuttosto il fondamento della comunità, come è accaduto per lo stesso suo figlio Gesù. L’agire di Dio, infatti, è nell’ordine del dare la vita, come ha fatto Gesù con la sua morte in croce, una morte per tutti. È un agire positivo, che nasce dall’amore: per Gesù non vi sono scarti, ma solo vite da salvare e vite da donare.
Luca Mazzinghi
Avvisi della settimana
Gli appuntamenti della settimana. Le notizie e gli avvisi delle attività.
