3ª DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C

 

Canto


Atto penitenziale

Signore, perdonaci per la tua parola letta ma non ascoltata, ascoltata ma non meditata e vissuta. Abbi pietà di noi.
Signore, pietà!
Cristo, perdonaci per l’orgoglio, l’arroganza e la diffidenza, dilata il nostro cuore nella conoscienza della piena verità. Abbi pietà di noi.
Cristo, pietà!
Signore, perdonaci per la nostra intolleranza e durezza, liberaci da ogni incomprensione e chiusura reciproca. Abbi pietà di noi.
Signore, pietà!

 

Gloria

Gloria a Dio nell’alto dei cieli
e pace in terra agli uomini amati dal Signore.
Noi ti lodiamo, ti benediciamo,
ti adoriamo, ti glorifichiamo,
ti rendiamo grazie per la tua gloria immensa,
Signore Dio, Re del cielo, Dio Padre onnipotente.
Signore, Figlio unigenito, Gesù Cristo,
Signore Dio, Agnello di Dio, Figlio del Padre,
tu che togli i peccati del mondo,
abbi pietà di noi;
tu che togli i peccati del mondo,
accogli la nostra supplica;
tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi.
Perché tu solo il Santo,
tu solo il Signore,
tu solo l’Altissimo, Gesù Cristo,
con lo Spirito Santo,
nella gloria di Dio Padre. Amen.

 

Colletta

O Padre, tu hai mandato il Cristo, re e profeta, ad annunziare ai poveri il lieto messaggio del tuo regno, fa’ che la sua parola che oggi risuona nella Chiesa, ci edifichi in un corpo solo e ci renda strumento di liberazione e di salvezza. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio che è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

 

LITURGIA DELLA PAROLA

 

Prima Lettura    Nee 8,2-4a.5-6.8-10

Dal libro di Neemia
In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza. Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.
Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge. Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Salmo responsoriale  dal Salmo 18 (19)

Rit. Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
Rit.
I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.
Rit.
Il timore del Signore è puro,  rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.
Rit.
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.
Rit. Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

 

Seconda Lettura    1Cor 12,12-30

Dalla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?
Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio.

 

Canto al vangelo         Lc 4,18

Alleluia, alleluia.
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia, alleluia.

VANGELO  Lc 1,1-4; 4,14-21

Dal Vangelo secondo Luca
Gloria a te, o Signore.

Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore». Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Parola del Signore. Lode a te, o Cristo.

 

La professione di fede

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine. Credo nello Spirito santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio. Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti. Credo la chiesa, una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen

Lo Spirito del Signore è sopra di me
e mi ha mandato per annunziare
ai poveri un lieto messaggio.

La nostra preghiera di oggi

Prete: Fratelli e sorelle, al Signore nostro Dio che ancora oggi ci parla attraverso Gesù Cristo, eleviamo la nostra preghiera:
Signore, facci crescere nella fedeltà al Vangelo.

• Signore, concedi alla chiesa di essere docile allo Spirito santo, potenza che può plasmare la sua azione e la sua predicazione.
• Signore, concedi ai cristiani di testimoniare con la loro vita Gesù Cristo, poiché è lui il Vangelo, la fonte di vita piena per tutti gli uomini.
• Signore, concedi a chi vive nella sofferenza di ascoltarte la buona notizia del Vangelo che proclama ai prigionieri la liberazione, ai ciechi la vista, a ogni uomo la salvezza.
• Signore concedi a ciascuno di noi e alla nostra comunità di annunciare la tua grazia, rivelataci in Gesù Cristo, il Figlio unigenito pieno di grazia e di verità.
• Signore, concedi a (…..e a) tutte le nostre sorelle e i nostri fratelli defunti la tua pace e il tuo riposo nella vita senza fine.

Prete:
Signore Gesù, che annunci la liberazione ai prigionieri e la libertà agli oppressi, rendici capaci di percorrere la via della pace: dona al tuo popolo l’unità che tu vuoi e fa’ che rigettiamo lo spirito di divisione per essere tuoi servi fedeli, uniti a te. Tu vivi e regni nei secoli dei secoli. Amen.

 

Canto all’offertorio

Santo

Agnello di Dio

Antifona alla comunione

Lo Spirito del Signore è sopra di me; mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio. (Lc 4,18).

 


Comunione

Canto finale

Per la preghiera a casa

Orientamenti per la preghiera
Leggere nella bibbia: La buona notizia della salvezza (Salmo 32 e 118; Isaia 55; Romani 10,1-21; Giacomo 3,1-12).

Le letture di Domenica prossima, quarta del tempo ordinario – anno C

Geremia 1,4-5.17-19; Salmo 70; 1Corinti 12,31-13,13; Luca 4,21-30

Il libro che dà gioia
Pasquale Pezzoli
La scenografia in cui è collocata la lettura del libro della Legge nel capitolo ottavo di Neemia richiama, pur con le notevoli differenze di ambiente e di tempo, la pagina evangelica: in entrambe, al centro di un’assemblea è messo il libro della parola di Dio e il narratore mette ogni cura perché appaia la grandezza e l’importanza del momento: la parola di Dio è in mezzo agli uomini e diventa vita per loro.
Nel caso di Neemia, siamo al tempo della ricostruzione dopo l’esilio. Nella generale caduta delle istituzioni, anche religiose, una cosa Israele ha salvato: la Parola della fede che lo ha fatto nascere come popolo, e anzi proprio durante il travaglio dell’esilio oggi gli esegeti riconoscono uno dei momenti di maggiore fecondità per la composizione stessa del Libro sacro. Le tradizioni di fede da cui il popolo di Dio si sa generato diventano libro. perché la memoria degli eventi fondatori renda possibile anche nel presente l’incontro con la Parola che continua a generare fede e speranza. Se per un tempo s è persa la terra promessa, è però importante che non si sia persa quella terra spirituale, 1 parola di Dio, in cui è sempre possibile abitare come a casa propria.
Ed ora è proprio la lettura della “Legge” che permette al popolo di tornare a vivere, di gioire per gli sforzi già fatti per la ricostruzione e insieme di prepararsi ad altri (al capitolo sulla lettura della Legge segue una liturgia penitenziale e poi la firma dell’impegno di fedeltà a Dio, nel cap. 10).
La cerimonia della lettura della Legge è fatta di gesti che, senza eccessivi commenti, parlano un linguaggio sempre attuale. Innanzitutto la solennità stessa dell’atto di lettura, sopra una tribuna di legno. con una corona di notabili e leviti, davanti al popolo radunato e ordinato in ascolto: è la Parola stessa che convoca il popolo e la lettura è liberata da ogni banalità, perché tutto è orientato a creare la consapevolezza dell’evento.
La risposta del popolo è tradotta anche nei gesti: si alza in piedi alla lettura del libro, risponde “Amen” alzando le mani nel benedire Dio, si inginocchia e si prostra e infine piange nell’ascoltare: non si può esprimere in modo più efficace la convinzione che quella Parola plasma le persone, toccando la loro corporeità e quindi la loro storia quotidiana.
È una parola distante e insieme vicina, come risulta anche visibilmente dal fatto che sia letta nella lingua originale e poi tradotta dai leviti nella lingua del popolo, e quando si parla di traduzione non si intende probabilmente una pura e semplice trasposizione di termini da una lingua all’altra, ma già un inizio di spiegazione.
Della lettura si narrano anche gli esiti: il primo, già ricordato, quello delle lacrime, di pentimento e di gioia insieme; il secondo la festa, che proprio per essere tale deve coinvolgere tutti, anche «quelli che nulla hanno di preparato».
L’invito finale alla gioia e a trovare nel Signore la propria forza risulta così adeguatamente preparato: è la gioia che si rigenera nel «giorno consacrato al Signore», proprio a motivo di tutto quanto prima si è raccontato.
Quello che già si intuisce in Neemia, che cioè non è il libro che conta, bensì la parola del Dio vivente che ricrea e fa camminare il popolo, giunge a piena realizzazione e espressione nella pagina lucana: «oggi si è adempiuta questa parola», non soltanto perché si è compiuta quella profezia di Isaia, ma perché ormai è presente colui del quale parlano Mosè e i profeti, secondo la convinzione comune nel Nuovo Testamento ma sulla quale Luca insisterà in particolare nella pagina finale sulle apparizioni del Risorto e a partire dalla quale Giovanni dirà addirittura che lui è “la” parola di Dio.
È solo Luca che dà tanto spazio a questo episodio nella sinagoga di Nazareth, fino a farne un testo programmatico. Già lo spazio e il tempo, la sinagoga e il giorno di sabato, sono scelti con cura. La sinagoga è il luogo dell’ascolto della parola; propriamente non si dice esplicitamente che Gesù legge, mentre si concentra tutta l’attenzione sul commento che egli fa seguire: appunto perché è lui stesso ormai la Parola da ascoltare, quella parola che uscirà dalle sinagoghe per andare «nelle altre città» (Lc 4,43) e nelle case della gente (Lc 5,17ss). Inoltre è sabato: il giorno in cui si ricordava il compimento dell’opera della creazione e la liberazione dalla schiavitù d’Egitto; ora, in questo stesso giorno, Gesù annuncia le grandi opere di Dio che libera l’uomo, per insegnare agli uomini a imitare l’azione di Dio.
Gesù è quindi il centro dell’attenzione; nei primi versetti Gesù campeggia, praticamente solo, sulla scena; i suoi gesti sono solennissimi: si alzò, gli fu dato il libro, apertolo trovò, chiuse il libro, lo diede, si sedette. Tutti hanno gli occhi su di lui. C’è l’atmosfera di un grande evento: la Parola è qui, in mezzo agli uomini.
Le parole di Isaia, che pure meriterebbero un commento dettagliato, si riassumono bene nella finale: «proclamare un anno di grazia del Signore», letteralmente «un anno gradito al Signore», come se Luca volesse in primo luogo evidenziare che questo è il tempo in cui Dio si compiace di manifestare tutta la sua gioia nel venire incontro ai poveri, ai prigionieri, ai ciechi, agli oppressi. Questo è infatti il “vangelo” che qui è annunciato: Dio è così, e vuole mostrare ai poveri di ogni genere il suo volto per quel che è, superando tutti i malintesi e le deformazioni a cui gli uomini lo sottopongono. Questo, e solo questo, è ciò che Gesù ha da dire, lui sul quale abita la potenza e l’unzione dello Spirito.
Va letto nella medesima prospettiva un particolare che generalmente gli studiosi notano, che cioè la citazione di Isaia è interrotta da Luca proprio là dove si parlava del «giorno di vendetta per il nostro Dio»: con una scelta del genere Gesù introduce un principio di lettura, potremmo dire un “canone nel canone”, in base al quale tutte le parole della Bibbia, compresa quella del profeta Isaia che lui ha tralasciato (anche se non eliminato), devono essere lette nella luce che viene da lui. Nessuna lettura può oscurare quel volto di Dio che lui adesso è venuto a manifestare senza equivoci e, positivamente, tutte le parole della Bibbia sono necessarie perché emerga in piena luce proprio quel volto. Chi usasse la Bibbia per dire qualcosa di meno o di difforme da questo sarebbe fuori strada.
È un insegnamento che va al di là comunque della pura e semplice lettura della Bibbia: tutto ciò che la chiesa fa, tutte le sue opere non possono e non devono fare altro che questo, dire il volto di Dio nel modo in cui Gesù, pieno dello Spirito del Signore, lo fa vedere fin dal primo sabato a Nazareth.
Anche nel brano di Paolo sui carismi ritroviamo, come nel vangelo di oggi, il riferimento esplicito e insistito a Dio, a Gesù, allo Spirito. Paolo corregge l’entusiasmo dei Corinti non per squalificarlo, ma per orientarlo secondo il Signore. Per usare bene dei carismi, bisogna conoscere il loro lo scopo, e questo è possibile solo risalendo alla loro origine in Dio Padre, in Gesù e nello Spirito. Se l’origine nello Spirito porta a sottolineare la ricchezza, l’abbondanza e la fantasia di Dio nel distribuire i doni, il riferimento a Gesù insegna che quei doni non sono dati per uno scopo qualunque, o per dire qualunque cosa, ma per costruire il corpo di Cristo, e quindi rendere presente nella storia degli uomini, nelle infinite pieghe che le loro vicende prendono, la grazia di Gesù.
È per questo scopo che Dio, l’autore di ogni dono, ha voluto che l’abbondanza dei carismi non fosse disgiunta da un ordine che ne aiuta l’uso buono. «Dio li ha posti nella chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri»: è significativo che questi carismi messi da Paolo al primo posto abbiano a che fare con la Parola (non solo nel senso di testo, ma in quello più ampio di predicazione del Vangelo). Se Paolo si riferisce a quei carismi e al loro primato rispetto agli altri, è perché vuole condurre a una conclusione: che nessuno, per vanità o per errore di prospettiva, costruisca qualcosa che si allontana dal Vangelo che abbiamo ascoltato da Gesù.