Assemblea Vicariale

Progettare futuro.

Le proposte del cammino sinodale

 

DOMENICA 1 MARZO

dalle ore 15.00 alle ore 18.00

presso la Comunità Giovanile San Michele
via Pietro di Cosimo 21 – 50143 – Firenze

Servire per amore

Incontro promosso dal Consiglio Pastorale Vicariale aperto ai membri dei Consigli Pastorali,
ai catechisti, ai ministri, agli animatori pastorali e singoli fedeli della nostre comunità.

  • Riflessione sui dati del vicariato emersi dalla mappatura diocesana.
  • Proposte emerse dai gruppi del corso di formazione pastorale.
  • Riflessione sul percorsi e le priorità del cammino pastorale del prossimo anno

MERENDA DURANTE LA PAUSA

 

PREGHIERA INIZIALE

Canto
SERVIRE È REGNARE

Guardiamo a te che sei
Maestro e Signore:
Chinato a terra stai,
Ci mostri che l’amore
È cingersi il grembiule,
Sapersi inginocchiare,
C’insegni che amare è servire.

Fa’ che impariamo, Signore, da Te,
Che il più grande è chi più sa servire,
Chi s’abbassa e chi si sa piegare,
Perché grande è soltanto l’amore.

E ti vediamo poi,
Maestro e Signore,
Che lavi i piedi a noi
Che siamo tue creature
E cinto del grembiule,
Che è il manto tuo regale,
C’insegni che servire è regnare.

Fa’ che impariamo, Signore, da Te,
Che il più grande è chi più sa servire,
Chi s’abbassa e chi si sa piegare,
Perché grande è soltanto l’amore.

Saluto liturgico
V.    Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T.    Amen.

V.   Il Dio della speranza,
che ci riempie di ogni gioia
e pace nella fede,
per la potenza dello Spirito Santo sia con tutti voi.
T:   E con il tuo spirito.

V.  Fratelli e sorelle carissimi,
benediciamo il Signore, sorgente di grazia e fonte di ogni dono: è Lui che, nel suo misterioso disegno d’amore, ci ha chiamato alla vita, ci ha chiamato alla fede, ci ha chiamato a servirlo nella sua Chiesa.

V:   Ti benediciamo, Padre che ci hai creati a tua immagine e somiglianza:
T:   lode a te nei secoli!
      Ti benediciamo, Cristo che ci hai reso fratelli, figli di uno stesso Padre:
T:   lode a te nei secoli!

V:   Ti benediciamo, Spirito Santo che a ciascuno distribuisci i tuoi doni:
T:   lode a te nei secoli!

Ci sediamo e disponiamo il nostro cuore all’ascolto della Parola.

LETTURA   Atti 15, 1-13. 28-31
Dal libro degli Atti
1Ora alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: «Se non vi fate circoncidere secondo l’usanza di Mosè, non potete essere salvati».
2Poiché Paolo e Bàrnaba dissentivano e discutevano animatamente contro costoro, fu stabilito che Paolo e Bàrnaba e alcuni altri di loro salissero a Gerusalemme dagli apostoli e dagli anziani per tale questione. 3Essi dunque, provveduti del necessario dalla Chiesa, attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli. 4Giunti poi a Gerusalemme, furono ricevuti dalla Chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro. 5Ma si alzarono alcuni della setta dei farisei, che erano diventati credenti, affermando: «È necessario circonciderli e ordinare loro di osservare la legge di Mosè». 6Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo problema.
7Sorta una grande discussione, Pietro si alzò e disse loro: «Fratelli, voi sapete che, già da molto tempo, Dio in mezzo a voi ha scelto che per bocca mia le nazioni ascoltino la parola del Vangelo e vengano alla fede. 8E Dio, che conosce i cuori, ha dato testimonianza in loro favore, concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; 9e non ha fatto alcuna discriminazione tra noi e loro, purificando i loro cuori con la fede. 10Ora dunque, perché tentate Dio, imponendo sul collo dei discepoli un giogo che né i nostri padri né noi siamo stati in grado di portare? 11Noi invece crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati, così come loro».
12Tutta l’assemblea tacque e stettero ad ascoltare Bàrnaba e Paolo che riferivano quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto tra le nazioni per mezzo loro.
13Quando essi ebbero finito di parlare, Giacomo prese la parola e disse: «Fratelli, ascoltatemi. 28È parso bene, infatti, allo Spirito Santo e a noi, di non imporvi altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie: 29astenersi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalle unioni illegittime.
Farete cosa buona a stare lontani da queste cose. State bene!».
30Quelli allora si congedarono e scesero ad Antiòchia; riunita l’assemblea, consegnarono la lettera. 31Quando l’ebbero letta, si rallegrarono per l’incoraggiamento che infondeva.

Breve riflessione

Padre nostro…

V:   Padre, abbiamo accolto il tuo invito e siamo qui riuniti alla tua presenza:
manda il tuo Spirito Santo perché i doni che nella tua bontà hai dato a ciascuno di noi possano portare frutti di bene per i fratelli e le sorelle che ogni giorno incontriamo nel cammino verso il Regno.
Per Cristo nostro Signore.
T:    Amen.

G:   Benediciamo il Signore!
T:    Rendiamo grazie a Dio.

L’INCONTRO

Presentazione dei dati del vicariato emersi dalla mappatura e sintesi delle risposte delle domande (parte 2,3 e 4) proposte dalla diocesi:

 

02-Vicariato di Porta San Frediano - Mappatura del Volontariato

Presentazione delle sintesi e del feedback del corso di formazione per operatori pastorali.

SINTESI DELLE RIFLESSIONE DELLE PARROCCHIE NELLA MAPPATURA

Punto 2 – FORMAZIONE DEGLI OPERATORI PASTORALI

I percorsi fatti sono soprattutto a livello vicariale e diocesano, a questo si accompagna una formazione differenziata fatta nella parrocchia per le diverse categorie di operatori pastorali. Tutte le parrocchie hanno dato questa indicazione. A questo si aggiungono anche ritiri, catechesi degli adulti, incontri di spiritualità insieme al corso vicariale che quest’anno per la prima volta è stato realizzato.

I problemi
Mancanza di un piano formativo generale dove vengano indicati obiettivi, finalità, criteri, organizzazione sia generale della formazione degli operatori sia dei singoli che delle varie tipologie e categorie di operatori.
Il tempo limitato da dedicare alla formazione da parte degli operatori pastorali.
Molti operatori sono poco coscienti di doversi formare, di avere un bisogno formativo.
Ci sono pochi formatori laici o a volte anche ministri ordinati e quindi sarebbe necessario individuare queste figure. La proposta formativa è nella maggior parte dei casi non continuativa, è saltuaria, non è stabile e questo non aiuta.
C’è poco ricambio generazionale fra i formatori che rimangono più o meno gli stessi.
Mancano corsi anche a livello diocesano su un tema chiave che è quello della formazione.
La proposta formativa finisce per essere articolata in un numero limitato di incontri nel corso dell’anno, ben al di sotto delle necessità formative che il servizio stesso richiede.

I formatori
Sono fondamentalmente due:
i responsabili dei gruppi, coordinatori dei diversi settori pastorali e a cui viene demandato in prima persona la formazione o anche la richiesta di trovare dei collaboratori o consulenti esterni che facciano questo;
il parroco che si avvale eventualmente di altre figure formative all’interno all’esterno della parrocchia.
Tutte le parrocchie hanno segnalato che non c’è un gruppo, un’equipe che specificamente ha il compito di occuparsi della formazione degli operatori.

Risorse per la formazione
Sono sempre più limitate perché spesso i giovani non partecipano, non danno disponibilità in questo senso e c’è il problema di una sovrapposizione di più impegni di servizio per le stesse persone.
Un’altra risorsa è l’esperienza e la competenza di coloro che sono operatori pastorali da molti anni che, con uno stile di accompagnamento e di trasmissione di competenze, si avvicinano ai nuovi operatori.
Infine consulenti esterni che la diocesi e il vicariato mettono a disposizione per la formazione anche nella parrocchia.

Proposte formative richieste alla diocesi:
Un corso per operatori della disabilità o vicini ai temi della fragilità della vita, persone con sindrome di Down, altre forme di vicinanza a chi si trova nel bisogno.
Corso vicariale di formazione (da noi esiste già).
Sussidi per la formazione personale degli operatori, così le parrocchie possono gestirsela direttamente e
Attivare a livello vicariarle dei corsi per la pastorale per la formazione degli operatori di pastorale giovanile, che è considerato il settore più bisognoso in questa direzione.

Punto 3 – VALUTAZIONE DEL SERVIZIO DEGLI OPERATORI PASTORALI

Preponderanza del numero di donne tra gli operatori pastorali.
Tutte le parrocchie rilevano che ci sono persone, volontari, che fanno più servizi.

Come si inizia?
Ci si propone e poi segue un dialogo con il parroco.
Chiamata diretta del parroco di un altro prete.
Chiamata e coinvolgimento da parte di chi opera già in quel settore pastorale e cerca altri collaboratori.

Si rileva che se ci sono buoni rapporti nella comunità ci si sente coinvolti ed è più facile assumere un servizio e così pure se c’è un buon coordinamento dei singoli settori.

Problemi

  • È difficile oggi per gli adulti assumere un impegno continuativo nel servizio per tempi lunghi.
  • c’è poca rotazione e questo porta ad avere poche idee nuove e anche poche a sollecitare poche iniziative nuove in campo pastorale.
  • la scarsa comunicazione tra gruppi, sia nella parrocchia, anche per gruppi che hanno servizi simili, sia tra parrocchie del vicariato.
  • le persone: alcune persone hanno più servizi e questo porta a volte ad avere difficoltà ad aprirsi nei confronti di nuovi operatori e a diffidare davanti a proposte di rinnovamento più precise.
  • manca un piano pastorale comune da tutti condiviso.
  • la parrocchia spesso tende a chiudersi in se stessa e a riproporre iniziative pastorali sostanzialmente legate al passato.
  • ci sono c’è una difficoltà a comprendere e accompagnare la pastorale giovanile.
  • E, se si risponde, si fatica a rispondere ai bisogni del territorio, a volte anche a leggerli con adeguate risposte pastorali.
  • Una parrocchia rileva l’età media molto alta e lo scarso numero di operatori pastorali che possono essere coinvolti.

 

Tema: il coordinamento delle attività pastorali

Tutte le parrocchie dichiarano di avere dei referenti per almeno alcuni dei settori o gruppi pastorali, in particolare per la catechesi, la pastorale giovanile e la liturgia. In alcuni casi, questi referenti svolgono la funzione di capogruppo.
La maggior parte delle parrocchie osserva che tali figure si occupano principalmente degli aspetti pratici e organizzativi, mentre raramente hanno l’autonomia e le competenze necessarie per guidare una vera progettualità pastorale nel loro settore o per formare altri operatori. Spesso si tratta di persone che svolgono un ruolo di riferimento in modo informale, talvolta presenti anche nel Consiglio pastorale, ma senza che esista un coordinamento strutturato e stabile.

Quali operatori pastorali mancano o si vorrebbe incrementarne il numero e la formazione?

  • pastorale giovanile
  • animatori del tempo libero
  • figure di coordinamento pastorale o di animatore pastorale che, insieme con i presbiteri e i diaconi, animino in forma più ampia e diversificata il cammino pastorale
  • catechisti degli adulti,
  • accompagnatori del lutto,
  • accoglienza delle nuove famiglie,
  • pastorale sociale e del lavoro,
  • formazione politica,
  • accompagnamento delle coppie dopo il matrimonio e in particolare il post battesimo.
  • animazione degli anziani,
  • lectio divina,
  • percorsi alla scoperta del patrimonio storico artistico.

 

Richieste alla diocesi

  • sviluppare la scoperta e un utilizzo delle nuove tecnologie, una presenza nell’ambiente digitale.
  • migliorare il rapporto fra uffici diocesani e vita delle parrocchie.
  • coordinamento a livello. Vicariale tra singole parrocchie su specifiche attività pastorali e nel campo della formazione degli operatori.

 

Punto 4 – PROMOZIONE DI NUOVI MINISTERI NELLA PARROCCHIA

Le seguenti parrocchie hanno richiesto un intervento di presentazione del tema dei ministeri istituiti e del Diaconato: Bassi San Bartolo, Isolotto e del Diaconato anche Sant’Angelo a Legnaia.

Tema: la conoscenza del diaconato e il suo ruolo
Il diaconato è una realtà poco conosciuta: la consapevolezza del suo significato dipende spesso dalla presenza o meno di un diacono nella storia della parrocchia. Emerge la necessità di valorizzare maggiormente la dimensione che questi ministri possono e devono svolgere, in particolare la funzione della carità e del servizio ai bisognosi. In alcuni casi, è il parroco che, attraverso colloqui personali, invita qualcuno a valutare e discernere una possibile chiamata al diaconato.

Tema: seminario e pastorale giovanile
Per quanto riguarda il rapporto con il seminario nell’ambito della pastorale giovanile, vengono organizzati incontri in seminario e proposte più o meno esplicite di orientamento. Talvolta, la testimonianza di vita missionaria e di servizio nella carità offerta dai seminaristi o dai sacerdoti colpisce in modo particolare i giovani.
La diminuzione del numero dei preti viene percepita come una questione rilevante, ma in alcuni casi viene letta soprattutto in relazione ai problemi e alle ricadute pratiche sulla pastorale, piuttosto che come una sfida che interroghi l’intera fisionomia della Chiesa.

Come affrontare la diminuzione del numero dei presbiteri?
Si sottolinea:
la promozione di ministeri istituiti in tutte le parrocchie;
valutare l’assunzione di laici a tempo pieno;
promuovere il diaconato permanente;
la preghiera per le vocazioni.

Soprattutto, però, si tratta di accompagnare il passaggio da una pastorale incentrata sul prete, in particolare sul parroco, a una visione di e un’esperienza di pastorale più partecipativa, dove ministri ordinati e laici insieme cooperano. Si chiede alla diocesi di accompagnare questo passaggio e di preparare adeguatamente le persone coinvolte.

Per quanto riguarda il parroco e più in generale i preti, si sottolinea la centralità della loro figura per la vita pastorale, si ringrazia per le esperienze positive vissute, si sottolinea che nello scegliere un parroco, la diocesi, il vescovo dovrebbero considerare più attentamente le caratteristiche soggettive di ciascuno.
E si sottolinea il fatto che la comunità è cosciente anche delle situazioni di disagio, di solitudine, di fatica che alcuni preti possono vivere. E si sottolinea l’importanza di momenti di confronto, di fraternità, di vita comune per i presbiteri.

Per quanto riguarda i preti stranieri, in linea generale, ci sono interventi che sottolineano il valore e l’importanza, l’aspetto di valore significativo della loro presenza nella vita della comunità, soprattutto in un contesto pluralistico dal punto di vista culturale e religioso come quello che noi oggi viviamo.
Ma anche si mette in evidenza che a volte la loro presenza è significativa per mantenere una vita sacramentale e pastorale, laddove diminuisce il numero dei preti italiani, e ci sono vengono segnalati alcuni problemi.
Il primo è la difficoltà per le differenze culturali e di esperienza religiosa che ci sono soprattutto tra preti africani e il contesto europeo e italiano. Il problema, molto grave, di tipo linguistico, si dice non sempre sono padroni della la lingua italiana e questo non aiuta né una conoscenza né un possibile scambio. Sarebbe quindi necessario avere più tempo per conoscersi e sarebbe necessario un accompagnamento più mirato e diretto per l’inserimento di preti stranieri nelle parrocchie italiane.

 

CONCLUSIONE
Negli incontri di presentazione dei ministeri istituiti e del diaconato sarebbe opportuno che venissero affrontati tre temi:

che funzione andrebbe a svolgere il ministro istituito o il diacono?
che tipo di formazione necessita?
che tipo di impegno prevede questo ministero?

Gli incontri andrebbero rivolti al Consiglio pastorale e alla comunità parrocchiale. Registro anche alcune mie impressioni generali. La prima è si coglie molta disponibilità, molta buona volontà, molto senso di servizio in generale negli operatori pastorali di tutte le parrocchie, e questo è un contributo alla vita della Chiesa e alla società. Dall’altra si rileva la debolezza della formazione e il fatto che finora i laici in fondo erano collaboratori nel senso un po’ operativo, una sorta di manovali che applicavano quanto il parroco diceva.

Siamo in una fase di transizione, come diceva una parrocchia, verso una forma di corresponsabilità e partecipazione dei laici. Questo comporta ovviamente formazione, la promozione di alcune figure di coordinamento che siano significative, riconosciute, formate e capaci anche di guidare altri laici e laiche.
Altro elemento importante, stanno emergendo nuovi ministeri, il diaconato e i ministeri istituiti, e quindi questo deve essere l’ulteriore, uno degli elementi di un’ulteriore fase e tappa di sviluppo. E dall’altra ancora, la figura dei parroci decide molto sia sullo stile, sulle persone coinvolte, sulla tipologia di servizi che vengono promossi oppure lasciati da parte.
E ancora. La maggior parte delle attività pastorali, e quindi di conseguenza degli operatori pastorali coinvolti, è ancora fortemente legata a realtà interne alla vita della parrocchia, la catechesi, il momento liturgico.
Mi ha colpito molto l’altissimo numero di persone che fanno servizio alla Caritas e alla mensa. Questo mi sembra un elemento che debba essere sottolineato nella sintesi finale. Però non c’è, per esempio, un percorso di formazione politica, di lettura dei bisogni del territorio. Più che altro è ancora una dimensione del servizio agli altri, il senso dell’amore, della carità, del servizio al povero. Però è sempre qualcosa che tu dai verso altri.

Ancora, altri elementi che mi sembra importante riconoscere è che l’esperienza dei ministeri ci mostra quanto ancora la parrocchia, modello tridentino e post tridentino, rimanga il punto di riferimento fondamentale. L’altro elemento che colpisce è che sta crescendo la collaborazione tra parrocchie, ma anche qui mi sembra che dipenda molto dalle scelte dei singoli parroci più che da una strutturazione complessiva della proposta, tanto è vero che lo stesso corso di formazione in alcune parrocchie non è stato neanche segnalato come avvenuto e si chiede di realizzare un corso di formazione biblico-teologica a livello vicariale, cioè quello che già si è fatto.

Un altro elemento importante è la questione di genere. Mi sembra meno rilevante la questione del numero di giovani che vivono in servizio, però quasi tutte le parrocchie segnalano che c’è una grave carenza dal punto di vista della pastorale giovanile. Questo viene percepito come una sfida e allo stesso tempo come un elemento particolarmente fragile nella vita della comunità.

La situazione che emerge è quella di una Chiesa in transizione: si sta abbandonando un modello pastorale conosciuto per aprirsi a qualcosa di nuovo. I ministeri, in questo contesto, rappresentano una sollecitazione a ripensare in modo più ampio l’organizzazione e la vita della parrocchia.
Da un lato, si percepisce che il cambiamento è possibile; dall’altro, emerge con forza la richiesta che questo processo venga accompagnato e sostenuto soprattutto a livello diocesano. È un’esigenza molto sentita.
Tuttavia, come osserva una parrocchia, la diminuzione del numero dei preti viene vissuta principalmente come un problema pratico: ci si chiede quali servizi si possano ancora garantire, piuttosto che cogliere in essa un invito implicito a ripensare complessivamente la forma stessa della Chiesa.
La parrocchia appare dunque come una realtà in cerca di nuovi equilibri. Il nodo fondamentale, a mio avviso, è duplice: da una parte la limitata autonomia e consapevolezza di sé da parte dei laici; dall’altra, il segnale chiaro che, anche a sessant’anni dal Concilio Vaticano II, i preti hanno investito troppo poco per rendere i laici realmente autonomi, capaci di pensare con la propria testa e di offrire un contributo significativo alla vita ecclesiale.

Per chi studia questi temi, la mappatura non ha certo rivelato elementi del tutto nuovi. Il dato positivo, però, è che queste consapevolezze non sono più solo patrimonio di pochi esperti, ma emergono direttamente dal territorio: significa che un numero molto più ampio di persone è oggi cosciente della situazione, dei nodi critici e delle sfide da affrontare.
Una questione significativa che viene evidenziata è che i laici cominciano a intravedere come poter intervenire su un problema fondamentale come la diminuzione del numero dei preti. Non si limitano più a registrare il fenomeno, ma iniziano a chiedersi quale possa essere il loro ruolo.
Un altro dato che forse vale la pena aggiungere riguarda il rapporto numerico: il numero degli operatori pastorali, se rapportato al totale dei battezzati, non è altissimo; diventa però significativo se lo si confronta con i praticanti abituali. Questo scarto merita attenzione, perché dice qualcosa sulla composizione e sulla vitalità effettiva delle comunità.

PROPOSTE DAL PERCORSO FORMATIVO

Formazione degli Adulti
L’obiettivo è il passaggio da una fruizione passiva dei contenuti a una partecipazione attiva basata sull’attualizzazione della Parola. La formazione deve essere intesa come “contagio di passione” e non come indottrinamento.
Gruppi di preghiera: Istituire gruppi settimanali per ascoltare e commentare la Parola, attraverso la Lectio Divina, utilizzando anche traduzioni interconfessionali;
Percorsi tematici: Organizzare workshop specifici su temi percepiti come urgenti, come la gestione della crisi, il perdono e il discernimento nelle decisioni della vita;
Cineforum: Utilizzare il cinema come strumento di dialogo teologico e pedagogico.

Catechesi e Iniziazione Cristiana
La priorità è il superamento del modello scolastico in favore di un approccio esperienziale che veda il bambino e la famiglia come soggetti attivi.
Coinvolgimento della famiglia: valorizzare modelli come il catechismo a quattro tempi che includano i genitori e promuovere percorsi per famiglie con bambini molto piccoli (0-6 anni) subito dopo il battesimo.
Esperienze diversificate: Integrare i percorsi di catechesi con esperienze di servizio (es. distribuire pacchi alimentari o pulire la chiesa) e attività ludiche (drammatizzazione).
Metodo dialogico: Educare attraverso le domande, lasciando spazio ai dubbi dei ragazzi invece di fornire solo risposte preconfezionate (quindi esporsi anche al rischio di domande scomode o di cui non si conosce la risposta).

Pastorale Familiare e Relazioni
Obiettivo: creare una rete capace di generare cittadini più consapevoli e parte di realtà consolidate.
Superare le etichette: Superare l’idea di gruppi famiglia standard per includere e creare percorsi per famiglie ferite, separate, genitori soli e coppie conviventi, favorendo un linguaggio libero dal giudizio.
Convivialità: Favorire momenti di pasti condivisi e cene parrocchiali, partendo dal banchetto per arrivare all’annuncio.
Uscita dai luoghi sacri: Organizzare incontri ed eventi fuori dalle mura della chiesa per aprirsi anche alle famiglie che non la frequentano.

Giovani e Animazione
Creare fiducia e qualità dei contenuti, evitando di infantilizzare il linguaggio e offrendo una proposta di fede libera e motivata.
Formazione per educatori: Creare una scuola vicariale (periodo febbraio-marzo) per animatori e operatori che si occupano del dopo-cresima o dei centri estivi, che contribuisca alla formazione ludico pedagogica e pastorale.
Percorsi differenziati: Offrire proposte variegate (gruppi biblici, gruppi universitari e giovani lavoratori) e diffuse, permettendo ai giovani di spostarsi tra le parrocchie del vicariato per trovare il gruppo più adatto e di sperimentare il servizio anche in luoghi laici (scuole, centri sportivi).
Coro giovanile interparrocchiale: Creare un coro che coinvolga i giovani di diverse realtà del territorio.

Liturgia
Obiettivo: passaggio da rito statico ad azione comunitaria.
Partecipazione attiva: Coinvolgere l’assemblea nei canti, sparpagliando i cantori tra le panche, e dedicare momenti durante la messa alla spiegazione dei segni e dei rituali.
Omelie interattive: Proporre omelie più brevi, semplici e aperte a brevi domande da parte dei fedeli, o realizzate a più voci.
Accoglienza: Valorizzare il ministero dell’accoglienza all’ingresso della chiesa, e promuovere gesti di vicinanza tra i fedeli, come tenersi per mano durante il Padre Nostro.

Carità e Servizio al Prossimo
Trasformare il servizio caritativo da assistenza materiale a esperienza di conversione comunitaria.
Formazione vicariale per volontari: organizzare un corso articolato in moduli (teologia, ascolto, osservazione) per chi opera nelle Caritas parrocchiali.
Progetti di prossimità: Estendere a tutto il vicariato iniziative come la Gioventù Accumulata, per combattere la solitudine degli anziani, i doposcuola per bambini in povertà educativa.
Piattaforma informatica: Investire in una gestione in rete tra le parrocchie per l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, specialmente per figure di assistenza, e per le necessità e le risorse delle singole Caritas.
Attenzione al carcere: Promuovere incontri di sensibilizzazione e volontariato legati alla realtà del carcere.

Riconfigurazione della Parrocchia
Obiettivo: diventare chiesa ministeriale.
Vangelo nelle case: Potenziare i piccoli gruppi di lettura del Vangelo nelle abitazioni, come luoghi di ritrovo da rivalutare
Corresponsabilità laicale: Trasformare i Consigli Pastorali in luoghi di vero discernimento e sollevare il parroco da responsabilità pratiche, tecniche ed economiche che possono essere affidate a laici preparati.
Percorsi formativi trasversali, anche appoggiandosi ai corsi offerti dall’ISSR Toscana.

LINEE DEL CAMMINO SINODALE

Il documento di sintesi del Cammino sinodale delinea diverse prospettive di rinnovamento per la Chiesa in Italia, focalizzandosi su una conversione che sia allo stesso tempo comunitaria, personale e strutturale.
Ecco le prospettive principali per quattro ambiti che la chiesa di Firenze invita a percorrere:

Ministerialità
Valorizzazione dei ministeri laicali:
Si invita a promuovere la diffusione dei ministeri istituiti di lettore, accolito e catechista, definendone meglio figure e ruoli in chiave missionaria.
Nuovi ministeri per i bisogni odierni: Il documento propone di richiedere alla Santa Sede l’istituzione di un ministero della “cura, dell’ascolto e dell’accompagnamento” per la pastorale della soglia e della prossimità a chi soffre.
Ministerialità e territorio: Si suggeriscono forme ministeriali specifiche per il dialogo con la società, come l’animatore della comunicazione e della cultura o il promotore della partecipazione socio-politica.
Creatività e pluralità: La ministerialità non deve essere appannaggio esclusivo del clero; è necessario riconoscere con creatività i carismi dello Spirito che possono prendere forma ministeriale per rispondere ai bisogni della missione.
Equa remunerazione: Si valuta l’opportunità di prevedere un compenso per chi è impegnato regolarmente in un ministero ecclesiale in base alla propria competenza.

Corresponsabilità
Corresponsabilità differenziata:
Ogni battezzato ha una responsabilità legata alla propria vocazione e ai carismi ricevuti, da vivere in relazione agli altri sotto il discernimento del Vescovo.
Fondamento battesimale: La partecipazione alla missione non è una delega o un compito organizzativo, ma scaturisce dalla pari dignità di tutti i cristiani radicata nel Battesimo.
Processi decisionali condivisi: Si sollecita il superamento del clericalismo attraverso l’attivazione di Organismi di partecipazione (come i Consigli pastorali) che siano realmente rappresentativi e luoghi di autentico discernimento comunitario.
Trasparenza e rendicontazione: La corresponsabilità si manifesta anche nella gestione economica e amministrativa dei beni, che deve essere trasparente e partecipata.
Équipe pastorali: Si incoraggia l’esercizio del ministero in forme di collaborazione (lavoro di squadra) tra presbiteri, diaconi, laici e consacrati, garantendo anche la presenza delle donne in ruoli di autorità e guida.

Parrocchia come comunità di comunità
Pastorale di prossimità:
Di fronte ai cambiamenti sociali, le parrocchie sono invitate a riarticolarsi in “comunità di comunità”, ovvero piccole realtà coordinate tra loro che favoriscano l’incontro e l’esperienza evangelica nella vita quotidiana delle persone.
Collaborazione e unità pastorali: Si propone di superare l’isolamento parrocchiale attraverso forme stabili di collaborazione territoriale, come le unità pastorali o la fusione di parrocchie dove utile, per garantire una pastorale più integrata.
Apertura e accoglienza: La parrocchia deve vincere la tentazione della routine autoreferenziale per diventare un punto di riferimento accogliente per persone di diverse matrici culturali e sociali.
Animazione sinodale: Si suggerisce di affidare l’animazione delle comunità più piccole a “gruppi o équipe ministeriali” (composti da diaconi, laici, sposi o consacrati) che collaborino con il parroco.

Missionarietà
Priorità della missione:
L’annuncio del Regno di Dio resta il criterio fondamentale di ogni scelta e discernimento ecclesiale, affinché la Chiesa non si ripieghi su se stessa.
Lievito nel mondo: La Chiesa è chiamata a essere “lievito di pace e di speranza” dentro le vicende umane, condividendo i drammi e le risorse del proprio tempo.
Dialogo con la cultura: La missione richiede un dialogo franco con la società e le arti, abitando gli ambienti di vita digitale e quotidiana per riconoscere l’azione di Dio ovunque essa si manifesti.
Opzione per i poveri: La missionarietà si realizza facendosi prossimi a chi vive situazioni di esclusione e vulnerabilità, considerando i poveri non solo destinatari di carità ma maestri che rivelano il volto di Cristo.
Linguaggi rinnovati: È necessaria una conversione missionaria che porti a rinnovare i linguaggi dell’annuncio e della liturgia, rendendoli più accessibili e significativi per le generazioni attuali.

Domande e lavori di gruppo

  • Cosa mi ha colpito dei dati e della verifica del corso di formazione?
  • Quali passi dobbiamo fare per promuovere i misteri istituiti e di fatto nel nostro vicariato?
    Il vescovo ha chiesto che in ogni parrocchia ci possa essere almeno un ministero istituito di catechista, lettore e accolito.
    Proposte concrete.
  • Il nostro obiettivo è fare i primi passi concreti verso una chiesa missionaria, sinodale e ministeriale. Quali suggerimenti per il prossimo anno, quali priorità?

 

Ecco una sintesi delle priorità emerse per il Vicariato di Porta San Frediano:

Corresponsabilità e Ministeri

  • Passare da un volontariato occasionale a una ministerialità strutturata di laici e laiche. È necessario che i laici siano più propositivi e che i presbiteri valorizzino realmente i ministeri istituiti (catechisti, lettori, accoliti).

Strategia Formativa Integrata

  • Superare la contrapposizione tra livelli attraverso “pre-corsi” vicariali per qualificare i ministeri e creare rete, e formazione in parrocchia per garantire accessibilità a chi ha vincoli lavorativi o logistici.

 Riconnessione con i Giovani:

  • Colmare il divario tra la loro partecipazione alle attività e l’assenza alla Messa. Le soluzioni proposte riguardano l’adozione di un linguaggio liturgico adeguato e una reale disponibilità all’ascolto per superare la percezione di noia e ritualità ripetitiva.

Missione e Spiritualità

  • L’obiettivo finale è una “Chiesa in uscita” focalizzata sul primo annuncio e sull’apertura alle famiglie.
  • La priorità assoluta resta l’ascolto della Parola per aiutare la comunità a “innamorarsi di Gesù”.
PREGHIERA FINALE

Signore Gesù, ti rendiamo grazie
per questo tempo di ascolto,
di confronto e di fraternità
che hai donato alle nostre parrocchie riunite in assemblea.
Abbiamo condiviso domande,
intuizioni e desideri:
ora li affidiamo a Te,
perché il seme gettato non resti parola,
ma diventi vita, scelte concrete, passi coraggiosi.
Donaci uno sguardo missionario,
capace di uscire, di incontrare, di farsi prossimo,
Rendici una Chiesa sinodale,
che cammina insieme,
che sa ascoltare prima di parlare,
che riconosce nello Spirito la voce che unisce nella diversità.
Fa’ crescere in noi una Chiesa ministeriale,
dove ogni dono è accolto e messo a servizio,
dove nessuno è spettatore
e tutti si sentono responsabili della missione comune.
Guidaci nei primi passi concreti che siamo chiamati a compiere:
liberaci dalla paura del cambiamento,
dalla tentazione dell’abitudine,
dalla stanchezza che spegne l’entusiasmo.
E fa’ che, tornando alle nostre comunità,
possiamo essere segni vivi di corresponsabilità,
testimoni di una Chiesa che serve,
che ama e che spera. Amen

I Prossimi appuntamenti